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Intervento salvavita per una signora di 78 anni all’Anthea Hospital di Bari

Solo pochi mesi fa l’Heart Team di Anthea Hospital di Bari segnava un primato italiano eseguendo per la prima volta un intervento percutaneo di sostituzione di valvola nativa in posizione mitralica con “Myval” con tecnica combinata endocavitaria ed epicardica.

Questo primato si rinnova con un caso analogo ma con caratteristiche differenti: la collaborazione tra le équipe di Cardiochirurgia e di Emodinamica dell’Ospedale barese di GVM Care & Research ha portato alla messa a punto, nuovamente per la prima volta a livello nazionale, di una procedura di impianto di una “Myval” inserita all’interno di una “vecchia” protesi valvolare biologica ormai disfunzionante in una paziente di 78 anni.

La paziente, la signora Maria di Bari, è giunta ad Anthea Hospital con un trasferimento d’emergenza da un altro ospedale del territorio con un edema polmonare ed uno scompenso cardiaco, che ne comprometteva in maniera severa la capacità respiratoria e di tutti gli altri organi, in particolare quella di reni e fegato.

L’Heart Team, composto dal prof. Giuseppe Nasso, responsabile della Cardiochirurgia di Anthea Hospital di Bari, dal prof. Giuseppe Speziale, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Vice Presidente di GVM Care & Research, dal dott. Gaetano Contegiacomo, responsabile dell’U.O. di Emodinamica e Cardiologia interventistica della struttura barese, e dai colleghi Antonio Pignatelli, cardiologo, e Flavio Fiore, anestesista rianimatore, riscontrando un caso analogo a quello trattato a novembre scorso, è riuscito ad intervenire prontamente con esito positivo per la vita della signora.

“La paziente era già stata sottoposta ad un intervento cardiochirurgico di tre bypass e ad una sostituzione valvolare mitralica oltre 10 anni fa. Data la situazione clinica, l’approccio tradizionale a cuore aperto sarebbe stato demolitivo per il cuore e con un rischio proibitivo per la fragilità degli altri organi; non c’erano alternative se non intervenire con l’impianto di una bioprotesi Myval inserita dentro la precedente protesi biologica– spiega il prof. Giuseppe Nasso, responsabile della U.O. di Cardiochirurgia dell’Anthea Hospital –. Anche in questo caso l’approccio ibrido, costruendo una via di navigazione sicura per posizionare la nuova valvola è stato determinante per mantenere sicuro l’impianto e trasportare con precisione la nuova protesi valvolare mitralica all’interno della vecchia protesi ormai non funzionante”.

Per ridurre il rischio di complicanze, l’Heart Team ha combinato, anche in questo caso, gli accessi trans-femorale e trans-apicale con la creazione di un sistema di navigazione a “teleferica” che dava sicurezza e stabilità. In questo modo le due équipe sono intervenute contemporaneamente sulla paziente: quella cardiologica composta dai dottori Contegiacomo e Pignatelli, che hanno eseguito una procedura percutanea in sede femorale con inserimento di un catetere guida dal basso che, fatto risalire attraverso la vena femorale, raggiungeva il cuore; allo stesso tempo i cardiochirurghi, coadiuvati dal prof. Nasso, eseguivano una mini-toracotomia sul lato sinistro del torace della paziente. È stato così raggiunto l’apice del ventricolo sinistro ed una seconda guida è stata introdotta dentro il cuore sino ad oltrepassare la “vecchia” valvola.

All’interno del cuore, in particolare in posizione atriale, le due guide sono state unite attraverso la creazione di un “cappio” generando così una vera e propria “teleferica” con entrata dalla vena femorale destra ed uscita dall’apice cardiaco. Attraverso questa “teleferica”, la nuova valvola biologica, è stata “trasportata” fino a raggiungere l’interno della precedente protesi mitralica. Calcolata la perfetta posizione, dentro la vecchia valvola, la Myval è stata aperta e rilasciata in sede ripristinando così il corretto funzionamento cardiaco. Durante tutta la procedura ibrida le funzioni vitali e rianimatorie sono state gestite e monitorate dagli anestesisti i dottori Flavio Fiore e Vincenza Vitobello.

“Questa è una nuova dimostrazione delle possibilità di impiego della Myval, una soluzione di salvataggio anche quando l’intervento tradizionale non è praticabile”, commenta il dott. Contegiacomo.

La signora Maria dopo l’intervento è stata 2 giorni in terapia subintensiva e dopo 5 giorni in reparto è stata dimessa in buone condizioni generali. Intervistata in occasione delle dimissioni, ha dichiarato che “Non mi è mai piaciuto stare con le mani in mano, ma ultimamente se camminavo tanto mi sentivo male, non riuscivo più a respirare, mi veniva l’affanno. Fino agli ultimi giorni dove anche a riposo non riuscivo a respirare. Dopo questo intervento spero di tornare a fare le cose che mi piacciono, anche le cose semplici della quotidianità in casa. Ringrazio di cuore tutti, medici e personale sanitario, che si sono presi cura di me, che mi hanno salvato la vita, sono stati meravigliosi, straordinari! Ora che vengo dimessa ho la fortuna di avere mia figlia e i miei nipoti che non mi lasciano mai sola e vivono per me. Insieme agli altri due miei figli si occuperanno di me per un po’, poi sarò felice di tornare a casa mia”.

“Un altro caso trattato con successo che sottolinea come l’estrema preparazione, la passione e la dedizione dei nostri medici possa fare la differenza – ha dichiarato il prof. Giuseppe Speziale -. Da sottolineare inoltre il valore della rete sanitaria territoriale, che anche in questo caso ha giocato un ruolo fondamentale per la sopravvivenza della paziente. La collaborazione tra gli enti pubblici e le realtà accreditate con il SSN come gli ospedali GVM rende il sistema salute in Puglia un punto d’eccellenza al Sud Italia”.

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